Giglio
Il giglio europeo ha una storia antica e viene da lontano, probabilmente portato dai Fenici che lo fecero conoscere nel Mediterraneo centrale ed occidentale.
Successivamente i Romani, che apprezzavano le virtù cicatrizzanti del bulbo, lo diffusero nell’Europa continentale e da allora per le sue qualità medicamentose comparve sempre più spesso negli orti dei monasteri.
Il più famoso è il giglio bianco, Lilium candidum, quello che appare sovente nelle opere dei pittori rinascimentali e del ‘600 a simboleggiare la purezza della Vergine Maria e che emana un intenso profumo.
Noto per la sua resistenza e la facilità di coltivazione è il Lilium regale, che predilige un terreno fresco e ben drenato e tollera bene il sole sui fiori. Splendido ma difficile da coltivare è il Lilium auratum, originario del Giappone dove vegeta lungo le pendici del Fujiyama. Fiorisce nel mese di agosto e regala profumatissimi fiori bianchi.
Il più diffuso nel pianeta è senz’altro il Lilium martagone o “turbante di turco”. Non ha esigenze particolari: può crescere in pieno sole o in ombra, in pianura o in alta montagna ed incanta con i suoi fiori colorati.
A differenza di altri bulbi, come narcisi o tulipani,i gigli necessitano di un lungo periodo di riposo sottoterra dove continuano a vegetare emettendo nuove radici, conviene perciò interrarli subito dopo l’acquisto in posizione semiombreggiata. Il momento migliore per il trapianto dei bulbi è la primavera, ad eccezione del Lilium candidum che si pianta in estate, scegliendo un terreno ben drenato e lavorato precedentemente con l’aggiunta di terriccio di castagno. Va innaffiato giornalmente e concimato una volta a settimana.